Settimana negativa per i metalli preziosi, con oro e argento in correzione dopo le forti salite delle ultime settimane.
L’oro ha chiuso in ribasso di circa il 2,5%, mentre l’argento ha mostrato una volatilità ancora più marcata, segnale di un mercato che sta prendendo profitto dopo una fase molto accelerata.
La correzione è avvenuta nonostante uno scenario geopolitico ancora estremamente teso. Proprio questo rende interessante il movimento dei mercati: il calo dei preziosi non nasce da una diminuzione del rischio globale, ma soprattutto da fattori finanziari e monetari.
Tra le principali cause troviamo:
  • rafforzamento del dollaro,
  • aumento dei rendimenti obbligazionari USA,
  • petrolio in forte rialzo,
  • riduzione delle aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Il petrolio sopra i 100 dollari continua infatti ad alimentare timori inflazionistici. Questo porta il mercato a pensare che la Fed possa mantenere tassi elevati più a lungo, scenario che tende a penalizzare l’oro nel breve periodo.
Anche l’incontro tra Stati Uniti e Cina non ha prodotto svolte concrete capaci di rassicurare realmente gli investitori, lasciando il mercato in una situazione di forte incertezza.
L’argento ha sofferto più dell’oro, anche perché oltre a essere un bene rifugio resta fortemente legato alla domanda industriale e tende ad amplificare i movimenti del mercato.
Nonostante la debolezza settimanale, il quadro strutturale dei preziosi rimane sostenuto da:
  • instabilità geopolitica,
  • debito globale elevato,
  • acquisti delle banche centrali,
  • persistente incertezza economica internazionale.
Nei momenti di volatilità, il mercato spesso corregge. Ma è proprio in queste fasi che si comprende la differenza tra movimento di prezzo e valore nel tempo.

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