Mercati e metalli preziosi
La settimana ha segnato una netta inversione rispetto alla debolezza di fine luglio. Oro, argento, platino e palladio hanno chiuso tutti in rialzo, con accelerazione soprattutto tra mercoledì e venerdì. Il fattore decisivo è stato il rapido ridimensionamento delle aspettative di rialzo dei tassi Fed, prima favorito dal calo dei rendimenti e del dollaro e poi confermato venerdì dal sorprendente arretramento dell’occupazione statunitense.
Andamento dei quattro metalli
Il confronto utilizza le rilevazioni spot Reuters di lunedì 3 e venerdì 7 agosto, quindi è indicativo ma omogeneo.
Lunedì Reuters rilevava oro a 4.030,34 dollari, argento a 57,63, platino a 1.615,25 e palladio a 1.252,62 dollari. Venerdì, dopo il dato sul lavoro USA, tutti e quattro risultavano nettamente più alti.
Oro
L’oro ha messo a segno la migliore settimana da gennaio, con un rialzo superiore al 7%.
Lunedì era ancora frenato dall’incertezza sulla Fed e dal rischio inflazionistico collegato all’energia. Martedì il calo del petrolio ha ridotto le paure di un nuovo impulso inflazionistico e favorito il recupero.
La vera svolta è arrivata mercoledì: il prezzo è balzato del 4,4% in una sola seduta, fino a 4.253,36 dollari, sostenuto dal calo dei rendimenti Treasury, dall’indebolimento del dollaro e dalle speranze di progressi nei colloqui con l’Iran.
Venerdì è arrivata la seconda accelerazione. I payroll non agricoli USA di luglio sono scesi di 23.000 unità, contro attese Reuters per un aumento di 80.000. La probabilità implicita di un rialzo Fed a settembre è scesa dal 57% al 43,9%. L’oro ha quindi raggiunto il massimo delle ultime sette settimane.
Argento
L’argento è stato il migliore dei quattro metalli, con un rialzo indicativo superiore al 10%.
Il metallo ha beneficiato degli stessi fattori monetari dell’oro, ma ha amplificato il movimento grazie alla sua maggiore volatilità. Martedì Reuters registrava già un progresso del 2,8%; mercoledì un ulteriore +4,4%, fino a 62,11 dollari. Venerdì ha raggiunto 63,54 dollari.
La componente industriale resta importante, ma questa settimana il driver dominante è stato chiaramente finanziario: dollaro, rendimenti e aspettative sui tassi.
Platino
Il platino ha guadagnato circa l’8% tra lunedì e venerdì.
Martedì da solo era salito del 7,1%, fino a 1.742,63 dollari, in un movimento di forte ricopertura dopo la debolezza precedente. Mercoledì ha toccato i livelli più elevati da metà giugno.
Oltre al miglioramento del quadro monetario, sul platino continuano a incidere le aspettative di deficit di offerta. Standard Chartered, citata da Reuters, continua a prevedere un mercato in deficit nel 2026.
Palladio
Il palladio ha recuperato quasi il 10% rispetto alla rilevazione di lunedì.
Anche in questo caso martedì è stata una seduta decisiva, con un rialzo del 7,1%. Il movimento è poi proseguito con maggiore moderazione fino a 1.376,90 dollari venerdì.
Il palladio resta il più esposto alle prospettive dell’industria automobilistica e al rischio di surplus strutturale: Standard Chartered prevede infatti un possibile ritorno del mercato in surplus nel 2026.
I fattori decisivi della settimana
1. Il mercato del lavoro USA cambia lo scenario Fed
È stato il fatto più importante.
A luglio gli Stati Uniti hanno perso 23.000 posti di lavoro, mentre il consenso Reuters prevedeva +80.000. Anche maggio e giugno sono stati rivisti complessivamente al ribasso di 103.000 unità. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, ma soprattutto perché 264.000 persone sono uscite dalla forza lavoro e il tasso di partecipazione è sceso al 61,4%, minimo da circa cinque anni e mezzo.
Il mercato ha immediatamente ridotto la probabilità di una stretta Fed a settembre. I rendimenti Treasury sono scesi e il dollaro si è indebolito.
Per i metalli preziosi la sequenza è stata diretta:
occupazione debole → meno probabilità di rialzo Fed → rendimenti più bassi → dollaro più debole → metalli in rialzo.
2. Petrolio e Stretto di Hormuz
Lunedì e martedì il petrolio è sceso violentemente, rispettivamente di circa il 7% e oltre il 5%, grazie alle speranze di una soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran e di un miglioramento dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Giovedì il quadro è tornato improvvisamente più teso quando un comitato parlamentare iraniano ha iniziato a esaminare una norma per vietare il transito nello Stretto alle navi considerate “ostili”. Il greggio è salito di oltre 3 dollari al barile, frenando temporaneamente l’oro.
Venerdì il Brent è però tornato sotto pressione, intorno a 81,79 dollari, ed era diretto verso una perdita settimanale superiore al 9%, grazie alle nuove ipotesi di accordo temporaneo su Hormuz.
3. Dollaro e Treasury
Mercoledì il dollaro era già sui minimi delle ultime sei settimane e i Treasury decennali sui minimi settimanali.
Dopo il dato sull’occupazione di venerdì, il dollar index è sceso dello 0,46% a 99,49; il rendimento del Treasury a due anni ha perso oltre 5 punti base e il decennale quasi 3 punti base.
È stato il carburante finanziario del rally dei metalli.
4. Geopolitica: meno premio energetico, non meno rischio
Il conflitto con l’Iran non è scomparso. Durante la settimana si sono alternate indicazioni contraddittorie: da un lato dichiarazioni ottimistiche statunitensi e trattative indirette, dall’altro minacce sui transiti nello Stretto e nuovi rischi per le rotte petrolifere.
La differenza rispetto a luglio è che il mercato ha iniziato a prezzare una possibile riduzione del rischio immediato sul petrolio. Questo ha attenuato il timore di una nuova fiammata inflazionistica e ha favorito i preziosi.
Analisi GIALLOORO
La settimana 3–7 agosto rappresenta una svolta molto netta.
Il mercato è partito ancora condizionato dall’idea di una Fed pronta a rialzare i tassi. In quattro sedute questa convinzione si è indebolita in modo significativo.
Prima il petrolio è sceso. Poi sono diminuiti rendimenti e dollaro. Infine, il dato sull’occupazione americana ha fornito una conferma macroeconomica alla nuova lettura.
Il risultato è stato un rialzo sincronizzato dei quattro metalli:
argento +10,3%, palladio +9,9%, platino +8,1%, oro +7,7%.
La forza relativa di argento, platino e palladio rispetto all’oro mostra inoltre quanto i metalli più piccoli possano amplificare i movimenti quando cambiano rapidamente le aspettative monetarie.
Il fattore della settimana
Il deterioramento del mercato del lavoro statunitense e il conseguente ridimensionamento delle aspettative di rialzo Fed.
È questo, più della geopolitica in sé, il fatto che ha determinato la svolta dei metalli.

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