La settimana si chiude con un oro ancora positivo, mentre argento e platino risultano sostanzialmente stabili o leggermente negativi e il palladio mostra la correzione più marcata. Il filo conduttore è stato il ridimensionamento delle attese di rialzo dei tassi Fed: inflazione USA in rallentamento, PPI piatto e vendite al dettaglio deludenti hanno indebolito il dollaro e sostenuto l’oro. Sullo sfondo, però, il nuovo irrigidimento nello Stretto di Hormuz ha riportato il petrolio in rialzo e riaperto il rischio inflazionistico.
Andamento dei quattro metalli
Per oro, argento, platino e palladio si utilizza le rilevazioni spot Reuters disponibili lunedì 10 e venerdì 14 agosto. Gli orari di rilevazione non coincidono perfettamente, quindi il confronto per gli ultimi tre metalli è indicativo; Reuters indica direttamente per l’oro un guadagno settimanale di circa 0,7%.
Le quotazioni di lunedì e venerdì sono rilevazioni Reuters spot, non fixing ufficiali LBMA/LPPM.
Oro
L’oro ha iniziato la settimana con forte momentum, raggiungendo lunedì il massimo da inizio giugno. Il movimento proveniva dal debole rapporto sull’occupazione pubblicato la settimana precedente e dall’attesa per CPI e PPI statunitensi. Reuters rilevava lunedì il metallo a 4.376,56 dollari, dopo un massimo intraday da nove settimane.
Mercoledì il CPI di luglio ha mostrato un aumento dello 0,1% mensile e del 3,4% annuo, in rallentamento dal 3,5% di giugno. L’inflazione core è salita dello 0,2% mensile e del 2,5% annuo, dal 2,6% precedente. Il dato ha ridotto la pressione per un rialzo Fed immediato.
Giovedì l’oro ha toccato 4.449,39 dollari, il massimo dal 5 giugno, prima di arretrare per prese di profitto. Il livello di 4.500 dollari si è confermato una resistenza importante.
Venerdì il metallo ha recuperato terreno grazie al dollaro più debole e alla sorpresa negativa sulle vendite al dettaglio. Reuters indicava un guadagno settimanale vicino allo 0,7%.
Argento
L’argento ha iniziato forte, salendo lunedì oltre 65 dollari e guadagnando più del 3% nella seduta, ma non è riuscito a consolidare il movimento.
Giovedì ha ceduto l’1,2%, scendendo a 64,51 dollari, insieme al resto del comparto dopo il rally seguito ai dati sull’inflazione. Venerdì è risalito a 65,08 dollari.
Il bilancio settimanale è quindi sostanzialmente laterale. La componente monetaria ha sostenuto il metallo, mentre la maggiore sensibilità al ciclo industriale ne ha limitato l’allungo.
Platino
Il platino ha mostrato una maggiore debolezza relativa. Da circa 1.746 dollari lunedì è sceso verso 1.733 dollari venerdì.
Giovedì aveva perso il 2,4%, tornando a 1.715,54 dollari, durante la fase di prese di beneficio sull’intero comparto.
Il metallo resta sostenuto nel medio periodo dai vincoli dell’offerta, ma nel breve ha risentito del rallentamento delle aspettative sulla crescita e dell’elevata volatilità dei mercati industriali.
Palladio
Il palladio è stato il metallo più debole della settimana.
Lunedì quotava circa 1.380 dollari; giovedì è sceso del 3,9% a 1.316,28 dollari e venerdì era ancora in area 1.318,50.
La flessione conferma la maggiore esposizione del palladio alle aspettative sull’industria automobilistica e alla minore liquidità rispetto all’oro e all’argento.
I fattori decisivi della settimana
1. Inflazione USA più contenuta. Il CPI di luglio è salito dello 0,1% mensile e del 3,4% annuo; il core è sceso al 2,5% annuo. Il PPI finale è rimasto invariato su base mensile, mentre i prezzi dei beni sono calati dello 0,7%, soprattutto per effetto dell’energia.
2. Fed: probabilità di rialzo in forte calo. Lunedì il mercato assegnava circa il 52% di probabilità a un rialzo a settembre. Venerdì la probabilità era scesa al 31%. Questo repricing è stato uno dei principali sostegni dell’oro.
3. Consumi USA in rallentamento. Le vendite al dettaglio di luglio sono scese dello 0,6%, contro attese Reuters per +0,1%. Le vendite core, più vicine alla componente consumi del PIL, sono diminuite dello 0,4%. È il primo calo delle vendite complessive in nove mesi.
4. Dollaro più debole. Venerdì il dollar index è sceso dopo i dati sui consumi, rafforzando il sostegno al prezzo dei metalli denominati in dollari.
5. Petrolio e Hormuz tornano a pesare. Il Brent venerdì era in rialzo verso 88,50 dollari e avviato a chiudere la settimana positivamente. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di poter mantenere il blocco navale dell’Iran a tempo indefinito, mentre il traffico attraverso Hormuz è rimasto molto inferiore ai livelli normali.
6. Geopolitica: rischio concreto sulle rotte energetiche. Due navi ADNOC sono state attaccate giovedì nello Stretto; gli Emirati Arabi Uniti hanno attribuito l’attacco all’Iran, che non aveva risposto pubblicamente all’accusa al momento delle rilevazioni Reuters.
Analisi GIALLOORO
La settimana 10–14 agosto presenta un quadro più complesso rispetto al rally della settimana precedente.
L’oro ha mantenuto forza perché la narrativa dominante sui tassi è cambiata: occupazione debole, CPI in rallentamento, PPI piatto e vendite al dettaglio negative hanno progressivamente ridotto la probabilità di una stretta Fed a settembre.
Ma il rialzo non è stato lineare. Una volta raggiunta area 4.450 dollari, sono scattate prese di profitto. Inoltre, l’aumento del petrolio legato alla crisi di Hormuz rappresenta un rischio opposto: se l’energia dovesse tornare a spingere l’inflazione, la Fed potrebbe essere costretta a mantenere un orientamento più restrittivo.
Il punto centrale è quindi questo:
macro USA più debole → sostegno all’oro;
petrolio e geopolitica → rischio di nuova inflazione;
argento e platino laterali;
palladio più debole per maggiore esposizione ciclica.
Il fattore della settimana
Il ridimensionamento delle aspettative di rialzo Fed.
È stato il driver prevalente per l’oro. La probabilità di un intervento a settembre è passata da oltre il 50% all’inizio della settimana al 31% venerdì.
La settimana conferma quindi una tensione centrale per i metalli preziosi: dati macroeconomici più deboli favoriscono l’oro, ma un nuovo shock energetico potrebbe riportare in primo piano il rischio di tassi più elevati.


