La settimana si chiude con un rialzo generalizzato dei quattro metalli, ma con intensità molto diverse. Oro circa +5%, argento quasi +2%, platino +3,8%, palladio +0,6% secondo il bilancio settimanale Reuters. Venerdì l’oro ha raggiunto 4.604,18 $/oz, massimo da oltre tre mesi; argento 69,43 $, platino 1.897,36 $ e palladio 1.342,30 $.
Oro
L’oro è il protagonista della settimana.
Lunedì era salito dello 0,9% a 4.417,24 dollari grazie al dollaro sui minimi da oltre due mesi e al ridimensionamento delle aspettative di un rialzo Fed a settembre.
Martedì il movimento si è temporaneamente invertito: Treasury globali in forte rialzo e petrolio più caro hanno riacceso il timore di inflazione e tassi elevati, facendo perdere all’oro l’1,1%.
La svolta è arrivata mercoledì 19 agosto. L’annuncio del Tesoro USA sull’ampliamento dei buyback destinati a sostenere la liquidità del mercato dei Treasury ha provocato una brusca discesa dei rendimenti e del dollaro. L’oro è balzato di oltre il 3%, raggiungendo 4.487,91 dollari. Argento, platino e palladio hanno seguito con rialzi rispettivamente vicini al 4%, 5,1% e 2,7%.
Venerdì l’oro ha accelerato ancora, superando la media mobile a 200 giorni e raggiungendo 4.604,18 dollari. Reuters segnala anche una ripresa dell’interesse speculativo e della domanda di opzioni call come copertura contro l’incertezza di politica fiscale e monetaria statunitense.
Argento
L’argento chiude la settimana in progresso di quasi il 2%, ma con oscillazioni molto più violente.
Lunedì aveva guadagnato il 2,1%; martedì ha perso il 2,8%; mercoledì è risalito di quasi il 4%.
La componente monetaria ha dominato anche sull’argento: dollaro e rendimenti più bassi hanno sostenuto il prezzo. La minore performance settimanale rispetto all’oro evidenzia però ancora una volta il suo doppio carattere di metallo prezioso e industriale.
Platino
Il platino è il secondo miglior metallo della settimana, con un rialzo del 3,8%.
Mercoledì da solo ha guadagnato il 5,1%, raggiungendo 1.800 dollari, per poi proseguire fino a 1.897,36 venerdì.
Oltre al movimento di dollaro e rendimenti, il platino continua a beneficiare di fondamentali di offerta relativamente più favorevoli rispetto al palladio e di una maggiore sensibilità degli investitori alle condizioni di disponibilità fisica.
Palladio
Il palladio chiude positivo, ma soltanto dello 0,6%.
Il metallo ha partecipato al rally di mercoledì con un +2,7%, ma senza riuscire a mantenere la stessa intensità di oro e platino.
Rimane quindi il metallo strutturalmente più fragile del gruppo, ancora fortemente dipendente dalla domanda automobilistica e dalle prospettive dei motori a combustione.
I fattori decisivi
1. Il Tesoro americano e i Treasury. È stato il principale catalizzatore. Il Tesoro ha ampliato il programma di buyback destinato alla liquidità del mercato, portando la capacità trimestrale di acquisti per liquidity support fino a 38 miliardi di dollari. Il programma prevede anche una maggiore frequenza degli acquisti sulle scadenze lunghe.
La reazione immediata dei mercati è stata una discesa dei rendimenti e del dollaro, favorevole ai metalli non remunerativi. Reuters ha descritto il movimento come il principale motore del rally di mercoledì.
2. Federal Reserve ancora divisa. Le minute della riunione del 28–29 luglio hanno mostrato che diversi membri erano pronti ad aumentare i tassi e molti ritenevano possibili ulteriori rialzi qualora l’inflazione non fosse tornata verso il 2%. Il mercato continua tuttavia a considerare più probabile una pausa a settembre.
3. Dollaro. Il biglietto verde ha toccato i minimi degli ultimi mesi dopo l’intervento del Tesoro. La debolezza del dollaro ha reso oro e metalli meno costosi per gli acquirenti non statunitensi.
4. Rendimenti reali. L’aspettativa che l’intervento del Tesoro possa contenere i rendimenti sulle scadenze lunghe ha riportato al centro il tema dei tassi reali. Per l’oro è il fattore finanziario più importante della settimana: rendimenti reali più bassi riducono il costo-opportunità di detenere bullion.
5. Petrolio e Iran vanno nella direzione opposta. Il Brent ha chiuso verso la seconda settimana consecutiva di rialzo. I negoziati USA-Iran restano bloccati e il traffico attraverso Hormuz continua a essere fortemente condizionato dalla crisi.
Lunedì il greggio aveva già guadagnato oltre 2 dollari; giovedì è salito di oltre il 2% dopo nuove minacce americane contro i Paesi che sostengono Teheran.
Questo rappresenta il principale rischio contrario al rally dell’oro: energia più cara → inflazione più alta → minore possibilità di una Fed accomodante.
Analisi GIALLOORO
Il movimento della settimana 17–21 agosto è particolarmente significativo perché l’oro non è salito principalmente per una nuova escalation geopolitica.
È salito soprattutto per un cambiamento nelle condizioni finanziarie americane.
Il passaggio decisivo è stato:
buyback Treasury → rendimenti in discesa → dollaro più debole → oro in accelerazione.
Il rialzo del petrolio avrebbe normalmente esercitato una pressione opposta, aumentando il rischio d’inflazione e quindi di tassi elevati. Questa settimana, però, la componente finanziaria ha prevalso.
L’oro ha così riconquistato quota 4.600 dollari, mentre il platino ha mostrato una notevole forza relativa. Argento e palladio sono saliti, ma con performance decisamente inferiori.
Il fattore della settimana
La discesa dei rendimenti USA provocata dall’intervento del Tesoro sul mercato obbligazionario.
È stato il catalizzatore che ha trasformato una settimana inizialmente incerta nel terzo rialzo settimanale consecutivo dell’oro.


