Il petrolio sale, l’inflazione preoccupa e i metalli preziosi arretrano. La settimana si chiude con forti pressioni ribassiste su oro, argento, platino e palladio. Le tensioni energetiche e le aspettative di una politica monetaria americana più restrittiva hanno prevalso sulla domanda di beni rifugio.
L’oro è sceso temporaneamente sotto i 4.000 dollari per oncia. Secondo Reuters, 23 ottobre 2026, alle 17:20 italiane registrava una flessione settimanale del 4%, ancora provvisoria.
Rilevazione spot del 23 ottobre 2026, ore 17:20 italiane, pubblicata da Reuters. I valori non rappresentano i prezzi definitivi di chiusura.
Fonte: Reuters, 23 ottobre 2026.
Per il mercato italiano, il cambio di riferimento pubblicato dalla Banca centrale europea il 23 ottobre è 1 EUR = 1,1193 USD.
Applicando aritmeticamente questo cambio alle quotazioni Reuters e utilizzando il rapporto ufficiale di 31,1034768 grammi per oncia troy, si ottengono i seguenti equivalenti indicativi:
I fattori principali
Gli attacchi Houthi in Arabia Saudita hanno riacceso i timori sulle forniture energetiche. Il Brent ha raggiunto livelli che non si vedevano da oltre cinque mesi.
L’aumento del petrolio può alimentare ulteriormente l’inflazione, rendendo più difficile per le banche centrali ridurre il costo del denaro.
Questa dinamica ha penalizzato l’oro: il mercato ha attribuito maggiore importanza alle prospettive dei tassi d’interesse che alla funzione di protezione dalle tensioni geopolitiche.
I dati ufficiali più recenti dell’Inflazione americana, riferiti a settembre e pubblicati nella settimana precedente, confermano pressioni inflazionistiche elevate.
Reuters riferisce che, al momento della rilevazione del 23 ottobre, gli operatori attribuiscono una probabilità del 92% al mantenimento dei tassi nella prossima riunione della prossima riunione della Federal Reserve prevista per il 27–28 ottobre 2026 e del’83% a un aumento in dicembre.
Si tratta ovviamente di probabilità implicite di mercato e non di decisioni ufficiali.
Le vendite sui titoli tecnologici, in particolare quelli collegati all’intelligenza artificiale, hanno contribuito alla pressione sui metalli preziosi.
Le richieste di margini aggiuntivi hanno spinto alcuni investitori a liquidare anche posizioni in oro e argento per recuperare liquidità.
In conclusione
Oro sotto pressione: petrolio, inflazione e Federal Reserve guidano il mercato dei preziosi
La settimana dei metalli preziosi si conclude all’insegna delle vendite, in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni energetiche, persistenti pressioni inflazionistiche e crescente attenzione alle prossime decisioni della Federal Reserve.
L’oro è tornato temporaneamente sotto la soglia dei 4.000 dollari per oncia, mentre argento, platino e palladio hanno seguito la stessa direzione ribassista.
Secondo i dati Reuters del 23 ottobre, alle 17:20 italiane l’oro spot quotava 4.000,59 dollari per oncia, con una perdita settimanale del 4% fino a quel momento. Anche gli altri tre metalli risultavano in territorio negativo.
In condizioni ordinarie, l’aumento delle tensioni geopolitiche tende a sostenere la domanda di beni rifugio.
Questa settimana, tuttavia, il meccanismo è stato differente.
Le preoccupazioni sulle forniture petrolifere hanno alimentato le aspettative di una nuova accelerazione dell’inflazione. Il mercato ha quindi iniziato a considerare più probabile il mantenimento di una politica monetaria restrittiva negli Stati Uniti.
Tassi d’interesse elevati rendono generalmente più competitivi gli strumenti finanziari remunerati rispetto all’oro, che non produce interessi.
La conseguenza è stata una pressione ribassista sul metallo giallo, nonostante il quadro geopolitico incerto.
L’inflazione rimane il problema centrale
I dati americani relativi a settembre hanno rafforzato questa interpretazione.
L’inflazione al consumo ha raggiunto il 3,7% annuo, mentre i prezzi alla produzione sono aumentati del 6,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
La crescita dei costi energetici costituisce una componente significativa delle pressioni sui prezzi.
Il mercato guarda quindi alla Federal Reserve per comprendere se l’attuale orientamento monetario verrà mantenuto oppure ulteriormente irrigidito.
Anche gli altri metalli preziosi hanno registrato ribassi.
L’argento ha risentito delle vendite sul comparto e delle condizioni finanziarie meno favorevoli.
Platino e palladio hanno seguito la tendenza negativa, con quotazioni che, secondo Reuters, hanno raggiunto rispettivamente i livelli più bassi da luglio 2026 e giugno 2025.
Per questi metalli rimane fondamentale distinguere l’andamento finanziario di breve periodo dalle prospettive della domanda industriale.
Sul mercato fisico emergono segnali differenti.
In India, la diminuzione dei prezzi durante le festività di Dussehra ha favorito gli acquisti di oro, sostenendo anche i premi locali.
In Cina, la domanda fisica è rimasta relativamente stabile, mentre i consumatori hanno continuato a mostrare cautela negli acquisti di gioielleria.
Le fonti consultate non forniscono quantità fisiche sufficientemente documentate per attribuire volumi precisi a questi movimenti.
Le prospettive
La prossima settimana sarà particolarmente importante.
La riunione della Federal Reserve del 27–28 ottobre e la pubblicazione dell’indice PCE statunitense del 29 ottobre potranno influenzare le aspettative sui tassi.
Per i metalli preziosi, l’attenzione resterà concentrata sull’evoluzione dei prezzi energetici, del dollaro e dei rendimenti obbligazionari.
La fase attuale conferma come l’oro possa subire pressioni ribassiste anche durante periodi di forte instabilità internazionale.
Il ruolo di bene rifugio non elimina la volatilità di breve periodo.
CHE ORO TIRA? — A cura di Edoardo Boccherini, Giallooro Firenze.


