Mercati e metalli preziosi
La settimana ha avuto due fasi opposte. Lunedì il comparto è stato investito da una vendita molto forte: petrolio in rialzo, rendimenti Treasury ai massimi pluriennali, dollaro sostenuto e aspettative di nuove strette della Federal Reserve hanno portato l’oro fino a 4.110,55 $/oz, minimo dal 5 agosto. Venerdì il rapporto sul lavoro americano, molto più debole delle attese, ha provocato il movimento contrario: calo delle probabilità di rialzo Fed e rimbalzo simultaneo dei quattro preziosi.
Nonostante il recupero finale, Reuters/LSEG indica tutti e quattro i metalli in perdita sull’intera settimana. Per l’oro il saldo venerdì-venerdì era circa −1,5% al momento della rilevazione Reuters.
Rilevazioni spot Reuters/LSEG disponibili nelle due sedute. La colonna lunedì-venerdì mostra bene il recupero successivo al crollo di lunedì, ma non deve essere confusa con la performance settimanale venerdì-venerdì. Reuters conferma esplicitamente che oro, argento, platino e palladio erano tutti diretti verso una perdita settimanale.
Oro: dal −4% di lunedì al rimbalzo sui payroll
Lunedì è stata la seduta determinante. L’oro ha perso fino al 4% intraday, mentre il Brent risaliva sulla rottura del negoziato USA-Iran. L’aumento del petrolio ha riacceso il rischio inflazione, spingendo Treasury e aspettative sui tassi. Il dollaro era vicino ai massimi da due mesi.
Mercoledì è arrivato un primo segnale favorevole: il PCE USA di agosto è aumentato dello 0,3% mensile, mentre il core PCE si è attestato al 3,0% annuo. Le probabilità di un rialzo Fed in ottobre sono scese al 39%, ma l’oro non ne ha beneficiato pienamente perché il nuovo aumento dell’energia ha riportato in alto i rendimenti obbligazionari.
Venerdì il quadro è cambiato con i payroll: gli Stati Uniti hanno creato soltanto 29.000 posti di lavoro in settembre, contro i 90.000 attesi dal consensus Reuters; agosto è stato rivisto da +162.000 a +133.000 e luglio a −10.000. La disoccupazione è salita dal 4,1 al 4,2%.
La probabilità implicita di un rialzo Fed il 27-28 ottobre è così precipitata da circa 69% una settimana prima a circa 13-14%. L’oro ha reagito immediatamente: +1,1% a 4.223,49 dollari venerdì mattina USA.
Argento, platino e palladio
L’argento ha subito lunedì un −4,5% a 61,39 dollari; il platino −2,8% a 1.727,88 e il palladio −3,6% a 1.220,65. La dinamica conferma quanto i tre metalli abbiano amplificato lo shock iniziale sui tassi.
Venerdì il payroll debole ha innescato acquisti su tutto il comparto: argento +2% a 62,07 dollari, platino +1% a 1.740,53 e palladio +2,2% a 1.197,47. Non è stato tuttavia sufficiente per cancellare le perdite accumulate rispetto al venerdì precedente.
Cosa ha mosso i preziosi
Fed e lavoro USA. È il fattore dominante. A inizio settimana il mercato temeva ancora una nuova stretta ravvicinata. Venerdì il payroll ha praticamente eliminato questa ipotesi per ottobre: il mercato del lavoro americano è entrato in una fase definita dagli economisti «low-hire, low-fire», con poche assunzioni ma senza ancora un aumento generalizzato dei licenziamenti.
Treasury e dollaro. Giovedì i rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2002. Il dollaro era diretto verso un guadagno settimanale. È stata la principale forza negativa per l’oro: rendimenti più elevati aumentano il costo-opportunità di detenere un’attività che non paga interessi.
Petrolio. Il quadro energetico è cambiato rapidamente. Dopo il rialzo di inizio settimana, venerdì il Brent è sceso del 3% a circa 99,25 dollari e il WTI del 4,25% a 88,92. Il saldo settimanale era rispettivamente circa −4,7% e −3,7%. In Europa è stata discussa la possibilità di liberare 50 milioni di barili di diesel e, attraverso i membri IEA, altri 50 milioni di barili di greggio.
Medio Oriente. La situazione resta tutt’altro che normalizzata. Reuters riferisce che Teheran sta preparando opzioni per una risposta più ampia nell’eventualità di nuovi attacchi statunitensi, mentre continua a proporre una soluzione diplomatica in sette giorni. Nessuna decisione iraniana su una nuova escalation risulta però presa: questo punto va mantenuto distinto dagli scenari militari allo studio.
I flussi energetici dal Golfo stanno comunque migliorando. In settembre le esportazioni di LNG attraverso Hormuz hanno raggiunto il livello più alto dall’inizio del conflitto USA-Iran, pur restando il quadro logistico e geopolitico fragile.
La chiave della settimana
La sequenza è particolarmente istruttiva:
lunedì: petrolio ↑ → inflazione attesa ↑ → Treasury ↑ → probabilità Fed ↑ → oro e preziosi ↓
venerdì: occupazione USA ↓ → probabilità Fed ↓ → dollaro ↓ → oro e preziosi ↑
È una conferma del regime di mercato che stiamo osservando da settimane: in questa fase il prezzo dell’oro reagisce più alla traduzione monetaria della geopolitica che alla geopolitica in sé.
Le quotazioni di venerdì sono quelle Reuters/LSEG disponibili alle 15:05 circa ora italiana
GIALLOORO — Settembre 2026
Riepilogo mensile
Essendo il primo venerdì di ottobre, al settimanale si aggiunge il riepilogo separato del mese appena concluso.
Settembre è stato un mese negativo per tutti e quattro i preziosi. Reuters quantifica la perdita dell’oro intorno al 6–6,6%; anche argento, platino e palladio hanno chiuso il mese in ribasso.
Il dato più significativo è che il ribasso si è verificato nonostante una situazione geopolitica fortemente favorevole, in teoria, alla domanda di beni rifugio.
La spiegazione è nei tassi.
Il mese era iniziato con l’oro già sotto pressione: il 1° settembre quotava 4.342,20 dollari dopo un calo del 2,4%, mentre argento, platino e palladio perdevano rispettivamente 2,9%, 1,9% e 3,2%. I rendimenti globali stavano salendo rapidamente e il dollaro si rafforzava.
Durante settembre la Fed ha poi aumentato i federal funds di 25 punti base al 3,75–4,00%, rafforzando il regime di tassi elevati. A fine mese il Treasury decennale aveva registrato il maggiore incremento mensile dei rendimenti dal 2022.
L’altro grande protagonista è stato il petrolio. Il Brent ha guadagnato circa 14% nel mese, alimentato dal conflitto USA-Iran e dalle difficoltà nei flussi energetici mediorientali.
Il risultato è stato apparentemente paradossale ma economicamente coerente:
guerra e crisi energetica → petrolio più caro → inflazione → tassi più elevati → rendimenti obbligazionari più alti → pressione sui preziosi.
L’oro ha quindi perso circa il 6% in settembre; Reuters conferma contemporaneamente perdite mensili per argento, platino e palladio. Oro, argento e platino hanno tuttavia conservato un saldo positivo nel terzo trimestre, elemento che analizzeremo separatamente nel rapporto trimestrale previsto.


