Mercati e metalli preziosi
La settimana segna una netta inversione rispetto al recupero precedente. Oro, argento, platino e palladio sono tutti in calo. Il denominatore comune è monetario: aspettative di nuovi rialzi della Federal Reserve, rendimenti Treasury in crescita e dollaro più forte hanno prevalso sulla domanda difensiva generata dalle tensioni geopolitiche. Reuters indicava venerdì l’oro in perdita di circa 2,4% nella settimana, con argento, platino e palladio anch’essi diretti verso un saldo negativo.
*Rilevazioni spot Reuters disponibili venerdì alle 10:00 ET. Le percentuali della tabella misurano la variazione fra le rilevazioni Reuters di lunedì e venerdì e non il fixing ufficiale venerdì-venerdì. Su quest’ultima base Reuters quantificava l’oro a circa −2,4% settimanale.
Oro — torna a dominare il fattore tassi
L’oro aveva aperto la settimana già sotto pressione a 4.349,94 dollari, dopo il rialzo dei tassi Fed della settimana precedente. Lunedì il mercato attribuiva già l’88% di probabilità a un ulteriore rialzo entro dicembre.
Mercoledì la pressione è aumentata: il metallo ha perso l’1,7% arrivando a 4.282,53 dollari, mentre il dollaro raggiungeva i massimi da due mesi. Diversi esponenti Fed — tra cui Austan Goolsbee, Tom Barkin e Susan Collins — hanno sottolineato il rischio che lo shock energetico possa trasformarsi in inflazione persistente.
Venerdì il quadro non era sostanzialmente cambiato: oro a 4.274,18 dollari, rendimenti Treasury ancora elevati e probabilità implicita di un nuovo rialzo Fed salita a circa 64% per ottobre e 93% entro dicembre.
È il quarto ribasso settimanale dell’oro nelle ultime cinque settimane.
Argento
L’argento è passato dai 65,99 dollari di lunedì a circa 63,84 dollari venerdì: −3,3% nel confronto tra le due rilevazioni.
La dinamica conferma ancora una volta la maggiore volatilità dell’argento rispetto all’oro. La pressione monetaria ha colpito la componente finanziaria, mentre la forza dell’economia americana non è stata sufficiente a compensare il rialzo di dollaro e rendimenti.
Platino
Il platino è sceso da 1.805,83 a 1.755,25 dollari, circa −2,8%.
Anche in questo caso il movimento della settimana è stato dominato dal quadro macro-finanziario: dollaro, rendimenti e aspettative sui tassi hanno prevalso sui fattori specifici dell’offerta del metallo. Reuters confermava venerdì una performance settimanale negativa.
Palladio
È nuovamente il più debole dei quattro.
Da 1.307,33 dollari lunedì è sceso a circa 1.252,62 dollari venerdì: circa −4,2%.
La maggiore sensibilità del palladio alle prospettive industriali, sommata al rafforzamento del dollaro e all’aumento del costo del denaro, ha amplificato il movimento generale del comparto.
Le cause della settimana
Federal Reserve. È il fattore dominante. Dopo il rialzo di 25 punti base della settimana precedente, diversi policymaker hanno mantenuto un’impostazione restrittiva. Mercoledì il mercato prezzava una probabilità del 77% di un altro rialzo in ottobre; venerdì la stima si era assestata intorno al 64%, contro circa il 58% della settimana precedente.
Economia USA. I dati non stanno fornendo alla Fed un motivo evidente per allentare la stretta. Il flash Composite PMI di settembre è salito a 58,4 da 56,0, massimo da luglio 2021, con nuovi ordini in forte crescita e nuove pressioni sui prezzi. Anche gli ordini di beni strumentali hanno mostrato una domanda robusta.
Dollaro e Treasury. Il dollaro si avvia alla seconda settimana consecutiva di rialzo; giovedì aveva raggiunto un nuovo massimo da due mesi. Parallelamente sono saliti i rendimenti Treasury. Per i metalli non remunerativi questa combinazione aumenta il costo-opportunità e rende le quotazioni in dollari più onerose per gli acquirenti in altre valute.
Petrolio e Medio Oriente. Il Brent venerdì era intorno a 105,46 dollari, circa +2% nella settimana, mentre il WTI era a 93,56 dollari e risultava in calo di circa il 7%. I negoziatori statunitensi e iraniani stanno esplorando un percorso graduale che comprenderebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco economico statunitense sull’Iran. Allo stesso tempo continuano gli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita.
Da Hormuz sono transitati 33,7 milioni di barili dall’inizio della settimana al momento della rilevazione Kpler, attraverso 19 petroliere. Prima della guerra circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio attraversava lo stretto.
Russia-Ucraina. La pressione sulle infrastrutture energetiche continua. Venerdì un attacco con droni ha danneggiato la raffineria russa di Novoshakhtinsk, costringendola temporaneamente a sospendere l’attività. Parallelamente la Russia ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture e industria ucraine; ArcelorMittal ha annunciato la sospensione della produzione nel maggiore impianto siderurgico dell’Ucraina dopo quattro attacchi in cinque settimane.
La chiave di lettura
Il dato più interessante della settimana è proprio la debolezza dell’oro nonostante un rischio geopolitico ancora molto elevato.
Il mercato sta dicendo che, almeno nel breve periodo, la catena dominante è:
energia elevata → inflazione persistente → Fed più restrittiva → rendimenti più alti → dollaro forte → metalli preziosi sotto pressione.
La funzione di bene rifugio dell’oro rimane presente, ma non è riuscita a compensare il costo-opportunità generato dai tassi. Reuters rileva che l’oro si trova ormai circa 19% sotto il massimo intraday del 27 febbraio.
 
IL VALORE DELL’INFORMAZIONE, LA FORZA DELLA TRASPARENZA.
Reuters — Metalli preziosi, 25 settembre 2026⁠ · Reuters — Dollaro e aspettative Fed, 25 settembre 2026⁠ · Reuters — Petrolio, Hormuz e negoziati USA-Iran, 25 settembre 2026⁠

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