La settimana è stata dominata da un unico filo conduttore: il ritorno del rischio di un rialzo dei tassi Federal Reserve, alimentato contemporaneamente dalla tenuta dell’economia statunitense e dal nuovo shock energetico legato al conflitto USA-Iran. Venerdì il dato sul lavoro americano ha rafforzato nettamente questa lettura: 162.000 nuovi occupati ad agosto, quasi tre volte i 56.000 attesi, con disoccupazione stabile al 4,1%. Le probabilità implicite di un rialzo Fed a settembre sono risalite intorno al 65%.
I quattro metalli
Prendendo come riferimento le rilevazioni Reuters del pomeriggio di lunedì 31 agosto e quelle disponibili venerdì 4 settembre alle 10:50 EDT, il quadro è questo:
Va distinta questa comparazione lunedì-venerdì dalla performance convenzionale week-on-week rispetto alla chiusura del venerdì precedente: Reuters segnala venerdì che tutti e quattro i metalli erano orientati verso una perdita settimanale.
Oro
L’oro ha avuto una settimana molto volatile. Martedì è precipitato oltre il 2%, fino ai minimi di due settimane, sotto la pressione combinata di rendimenti Treasury elevati, dollaro più forte e aspettative di una Fed più restrittiva. Il rendimento USA a dieci anni aveva raggiunto livelli che non si vedevano da gennaio 2025.
Mercoledì e soprattutto giovedì il quadro si è ribaltato temporaneamente. Le dichiarazioni del governatore Fed Christopher Waller, disposto a sostenere tassi invariati qualora l’inflazione continuasse a raffreddarsi, hanno fatto scendere rendimenti e dollaro: giovedì l’oro è salito del 2,3% a 4.488,54 dollari.
Venerdì, però, il dato payroll ha cancellato buona parte del recupero: l’oro è sceso fino a 4.364,99 dollari intraday, per poi riportarsi a 4.422,91. La forza del mercato del lavoro ha rimesso sul tavolo un rialzo Fed già nella riunione del 15-16 settembre.
Argento
L’argento ha seguito la componente monetaria dell’oro, ma con maggiore volatilità.
Venerdì era a 65,79 dollari, in calo dell’1,7% nella seduta. Giovedì aveva invece guadagnato circa il 2,8%, favorito dal calo del dollaro e dei rendimenti dopo le parole di Waller.
La pressione dei tassi resta negativa per la componente finanziaria, mentre la natura industriale dell’argento continua a differenziarlo parzialmente dall’oro.
Platino
Il platino ha mostrato maggiore capacità di recupero all’interno della settimana.
Dopo essere sceso a 1.783,55 dollari lunedì, giovedì è salito di oltre il 4% e venerdì quotava 1.811,83 dollari. Anche qui la sequenza è stata chiara: dollaro e rendimenti in discesa giovedì, nuova pressione dopo i payroll venerdì.
Palladio
Il palladio è stato il più volatile dei quattro metalli.
Lunedì aveva perso oltre il 4%, scendendo verso 1.360 dollari. Giovedì ha però registrato un recupero vicino al 6%, per poi cedere l’1,6% venerdì a 1.397,75 dollari.
La sensibilità del palladio alle condizioni industriali e alle dinamiche di offerta resta elevata, ma questa settimana il movimento è stato soprattutto inserito nella rotazione generale dei metalli provocata da dollaro, rendimenti e aspettative Fed.
Le cause della settimana
Politica monetaria USA. È stato il fattore dominante. Dopo Jackson Hole, il mercato era già orientato verso una Fed più restrittiva. Waller ha temporaneamente raffreddato le attese giovedì, ma i payroll di venerdì le hanno immediatamente riaccese. I futures sui tassi sono passati da circa il 55% al 65% di probabilità di rialzo a settembre dopo il dato occupazionale.
Economia americana. Il quadro rimane robusto. L’ISM manifatturiero di agosto è sceso a 54,6 da 55,6, restando comunque in espansione, mentre il settore servizi è salito a 55,4, con nuovi ordini ai massimi da tre anni e mezzo. Nei servizi, l’indice dei prezzi pagati ha raggiunto 72,6, mantenendo alta l’attenzione sull’inflazione.
Europa. L’inflazione dell’area euro è risalita in agosto al 3,3% dal 2,9% di luglio. La componente energia è balzata al 14,3%. Il dato rafforza le aspettative di un nuovo intervento della BCE nella riunione del 10 settembre.
Energia. Il petrolio ha ripreso con forza il premio geopolitico. Il Brent era in rialzo di circa 6,1% sulla settimana e il WTI dell’8,3% nelle rilevazioni Reuters di venerdì. Il Brent trattava intorno a 94,77 dollari.
Hormuz e Medio Oriente. Le nuove operazioni militari USA contro l’Iran hanno rappresentato il principale catalizzatore energetico. Giovedì soltanto quattro navi commerciali avevano attraversato Hormuz contro una media recente di circa 15. La tensione sulle rotte energetiche ha quindi continuato ad alimentare inflazione attesa e rendimenti obbligazionari.
Russia-Ucraina. Gli attacchi ucraini contro raffinerie russe hanno aggravato la tensione sul mercato dei distillati. Reuters segnala che, insieme alla crisi iraniana, questa dinamica ha contribuito a portare i prezzi del diesel USA a livelli record.

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