La settimana chiude con un quadro molto diverso tra i quattro metalli: oro in arretramento rispetto ai livelli di lunedì, argento in lieve rialzo, platino sostanzialmente stabile e palladio nettamente positivo. Il driver dominante è stato il ritorno del rischio tassi negli Stati Uniti, rafforzato prima dal PCE di luglio e poi dal discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole.
*Rilevazioni spot Reuters disponibili nelle rispettive sedute, quindi confronto indicativo e non fixing ufficiale di chiusura.
Oro
L’oro aveva aperto la settimana ancora sostenuto dal rally innescato dall’aumento dei buyback sul tratto lungo annunciato dal Tesoro USA il 19 agosto. Lunedì ha raggiunto 4.680,70 dollari, massimo da metà maggio, mentre gli ETF sull’oro avevano appena registrato afflussi settimanali per 46,7 tonnellate, il dato più alto in dieci mesi.
La direzione è cambiata mercoledì. Il PCE statunitense di luglio ha mostrato un’inflazione al 3,7% annuo, dal 3,6% precedente, mentre il core PCE è rimasto al 3,3%. Il dollaro e le aspettative di rialzo dei tassi sono saliti e l’oro ha perso l’1,3% nella seduta.
Venerdì il discorso di Warsh a Jackson Hole ha dato un ulteriore colpo al metallo. Il presidente Fed ha ribadito che l’inflazione non sta tornando verso il 2% con sufficiente rapidità e che, in caso contrario, la banca centrale avrà ancora “lavoro da fare”. Il mercato ha portato la probabilità di un rialzo a settembre da circa il 36% a oltre il 50%. Oro in calo, dollaro e rendimenti brevi in rialzo.
Argento
L’argento ha resistito meglio dell’oro.
Lunedì quotava circa 68,69 dollari, mercoledì è sceso a 67,93 dopo il PCE, ma venerdì è risalito verso 69,48 dollari.
La componente monetaria ha pesato, ma la maggiore esposizione alla domanda industriale e la rotazione interna al comparto hanno permesso all’argento di recuperare più rapidamente.
Platino
Il platino chiude la settimana quasi invariato.
Da 1.874,87 dollari lunedì è sceso a 1.831,67 dopo il dato PCE, recuperando poi fino a 1.878,46 dollari venerdì.
Il metallo ha quindi assorbito il ritorno delle aspettative di rialzo Fed meglio dell’oro, beneficiando anche di un mercato fisico più sensibile alle condizioni di offerta.
Palladio
Il palladio è il vero protagonista della settimana.
Da circa 1.356 dollari lunedì è arrivato a 1.444,75 dollari venerdì, con un balzo del 7% nella sola seduta del 28 agosto.
Reuters non attribuisce il movimento di venerdì a un unico catalizzatore verificato. È quindi corretto evitare spiegazioni eccessivamente nette. Sullo sfondo restano tuttavia i problemi dell’offerta russa e l’elevata sensibilità del palladio a qualsiasi rischio sulle disponibilità fisiche, mentre la Russia continua a subire interruzioni rilevanti nelle proprie infrastrutture energetiche.
I fattori decisivi della settimana
1. Inflazione USA ancora troppo alta. Il PCE di luglio è salito dello 0,2% mensile e del 3,7% annuo. Il core PCE è aumentato dello 0,2% mensile e resta al 3,3% annuo, ben sopra l’obiettivo Fed del 2%.
2. Warsh sposta nuovamente il mercato verso un possibile rialzo. Dopo Jackson Hole, i futures hanno riportato la probabilità di un rialzo a settembre sopra il 50%; il Treasury a 2 anni è salito fino al 4,325%, mentre il dollar index ha guadagnato terreno.
3. Economia USA resiliente ma non lineare. Il PIL del secondo trimestre è stato confermato a +1,5% annualizzato; al tempo stesso la fiducia dei consumatori è scesa ad agosto a 89,4, minimo da gennaio, e la revisione preliminare BLS ha indicato 79.000 posti di lavoro in meno nei dodici mesi fino a marzo rispetto alle stime precedenti.
4. Petrolio in forte calo settimanale. Il Brent venerdì è sceso verso 89,18 dollari, con una perdita settimanale vicina al 5,5%. A sostenere la discesa sono stati soprattutto i maggiori flussi attraverso Hormuz e le attese per un possibile miglioramento delle condizioni di navigazione, nonostante i rapporti USA-Iran restino tesi.
5. Hormuz resta aperto ma fragile. I flussi dal Golfo sono risaliti a circa 15–16 milioni di barili al giorno, ancora inferiori ai livelli precedenti la guerra. Il miglioramento riduce il premio di rischio energetico, ma non elimina il problema geopolitico.
6. Russia-Ucraina ancora rilevante sul fronte energetico. Nuovi attacchi ucraini hanno costretto importanti raffinerie russe a fermarsi; Reuters stima che la produzione russa di benzina sia scesa a circa il 70% del fabbisogno domestico.
Lettura GIALLOORO
La settimana 24–28 agosto segna una discontinuità rispetto alla precedente.
La scorsa settimana la discesa dei rendimenti aveva favorito l’oro. Questa settimana l’equilibrio si è ribaltato:
PCE elevato → aspettative di rialzo Fed → dollaro e rendimenti brevi in aumento → pressione sull’oro.
La discesa del petrolio ha ridotto una parte del rischio inflazionistico energetico, ma non abbastanza da compensare il messaggio proveniente dai dati americani e soprattutto da Jackson Hole.
Il risultato è un mercato dei preziosi più selettivo: oro penalizzato dalla componente monetaria; argento e platino resilienti; palladio molto forte per dinamiche specifiche di mercato.
Il fattore della settimana
Jackson Hole e il ritorno del rischio rialzo Fed.
Warsh non ha annunciato un aumento dei tassi, ma ha chiarito che la Fed considera ancora insufficiente il progresso sull’inflazione. È bastato per modificare rapidamente le aspettative del mercato.
Fonti principali verificate: Federal Reserve, Bureau of Economic Analysis, U.S. Treasury e Reuters.
Discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole – Federal Reserve
PCE luglio 2026 – Bureau of Economic Analysis


