La settimana chiude con tutti e quattro i metalli preziosi orientati al rialzo, ma attraverso due fasi nettamente contrapposte: forte pressione fino alla decisione della Federal Reserve e recupero deciso nelle ultime due sedute. Venerdì pomeriggio Reuters rilevava oro a 4.352,39 $/oz, argento a 66,37, platino a 1.798,30 e palladio a 1.303,46. L’oro risultava a +0,2% nella settimana, primo progresso settimanale dopo tre ribassi consecutivi; Reuters indicava anche argento, platino e palladio verso una chiusura settimanale positiva.
Confronto tra le rilevazioni spot Reuters disponibili nelle due sedute, utile a rappresentare la dinamica lunedì-venerdì; non coincide necessariamente con il rendimento calcolato tra due fixing/chiusure ufficiali. Reuters quantifica il rendimento settimanale dell’oro in +0,2%.
Oro: Fed prima negativa, poi recupero
Lunedì l’oro è sceso a 4.312,59 dollari, toccando il minimo da oltre un mese. Petrolio in rialzo, inflazione americana superiore alle attese, rendimenti e dollaro avevano portato il mercato ad attribuire circa il 93% di probabilità a un rialzo Fed.
Il passaggio decisivo è arrivato mercoledì. La Federal Reserve ha aumentato il federal funds rate di 25 punti base, al 3,75–4,00%. Sedici dei diciotto policymaker prevedono almeno un altro rialzo di 25 punti base entro fine anno. La reazione immediata è stata negativa: oro spot −1,2% a 4.240,10 dollari, argento −1,7%, platino −2,3% e palladio −1,5%.
Giovedì è avvenuta l’inversione: petrolio, dollaro e Treasury yields sono arretrati e l’oro ha recuperato oltre il 2%, a 4.360,36 dollari. Argento +4,2%, platino +1,8% e palladio +1,6%.
Venerdì il movimento è proseguito. Il calo del Brent per la terza seduta consecutiva ha attenuato il timore di un’inflazione energetica persistente. L’oro ha così raggiunto il massimo di una settimana nonostante il dollaro sia salito ai massimi da oltre sette settimane.
Argento: il recupero più forte
L’argento ha amplificato entrambe le fasi del mercato. Lunedì era sceso a 63,71 dollari, mercoledì ha perso un ulteriore 1,7% dopo la Fed, ma giovedì ha reagito con un +4,2%.
Venerdì quotava 66,37 dollari, +1,8% nella seduta Reuters considerata. Il confronto tra le rilevazioni di lunedì e venerdì evidenzia un recupero di circa 4,2%, nettamente superiore a quello dell’oro.
Platino: recupero dopo la stretta monetaria
Il platino era sceso lunedì a 1.768,17 dollari. La stretta Fed ha prodotto mercoledì un ulteriore −2,3%, seguito però dal +1,8% di giovedì.
Venerdì il metallo guadagnava un altro 1,7% a 1.798,30 dollari, portandosi circa l’1,7% sopra la rilevazione Reuters di lunedì.
Palladio: recupero più contenuto
Il palladio ha mantenuto una dinamica più debole. Lunedì era a 1.290,41 dollari, mercoledì ha perso l’1,5%, giovedì ha recuperato l’1,6%.
Venerdì saliva dell’1% a 1.303,46 dollari. Anche il palladio era quindi diretto verso un saldo settimanale positivo, ma con una forza relativa inferiore rispetto soprattutto all’argento.
I quattro fattori della settimana
Politica monetaria. È il fattore dominante. La Fed ha effettuato il primo rialzo da oltre tre anni portando i tassi al 3,75–4,00% e ha segnalato che il ciclo restrittivo potrebbe continuare. Venerdì il mercato attribuiva ancora circa il 58% di probabilità a un ulteriore rialzo già in ottobre.
La stretta non è limitata agli Stati Uniti. La Bank of Japan ha alzato venerdì il tasso dall’1% all’1,25%, massimo da 31 anni, con voto 7–2. La Bank of England ha invece mantenuto il tasso al 3,75%, ma l’aumento dei rischi inflazionistici energetici lascia aperta la possibilità di nuovi rialzi.
Energia. Il petrolio ha avuto un ruolo quasi speculare rispetto ai preziosi. Dopo essere salito vicino ai massimi di quattro mesi per le interruzioni saudite, il Brent ha corretto per tre sedute. Venerdì quotava circa 104,49 dollari, mentre il WTI era a 102,79. La prospettiva di un parziale ripristino dell’oleodotto saudita East-West ha ridotto il premio immediato sull’offerta.
Medio Oriente. Il rischio resta elevato. Tre stazioni di pompaggio dell’oleodotto saudita East-West risultano danneggiate; Arabia Saudita e Houthi hanno effettuato nuovi attacchi e giovedì soltanto quattro navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro una media degli ultimi dieci giorni di circa 16. Non risultano inoltre nuovi colloqui di pace USA-Iran dopo il collasso dell’accordo provvisorio di giugno.
Europa e inflazione. La presidente della European Central Bank Christine Lagarde ha frenato l’idea che il rialzo di petrolio e gas produca automaticamente nuovi rialzi dei tassi: Francoforte valuterà durata dello shock energetico, trasmissione all’inflazione sottostante e conseguenze sulla crescita. Nel frattempo le aspettative dei consumatori dell’Eurozona sull’inflazione a 12 mesi sono salite in agosto al 3,0% dal 2,9%.
La chiave di lettura
Questa settimana offre un’indicazione importante per interpretare l’attuale mercato dei preziosi.
Non basta più dire “guerra = oro in rialzo”.
Nella prima parte della settimana l’aggravamento geopolitico ha fatto salire il petrolio. Il petrolio ha aumentato le aspettative d’inflazione; l’inflazione ha rafforzato le aspettative di rialzo dei tassi; tassi, rendimenti e dollaro hanno quindi penalizzato l’oro.
Quando il petrolio ha iniziato a correggere, la catena si è invertita: minore pressione energetica → minore pressione sui rendimenti → dollaro più debole nella fase iniziale del recupero → ricopertura delle posizioni ribassiste → recupero dei preziosi. Reuters segnala esplicitamente che parte del rialzo è derivata dalla rapida chiusura delle posizioni short costruite in previsione della stretta Fed.
Reuters — Metalli preziosi, 18 settembre 2026
Reuters — Decisione Federal Reserve, 16 settembre 2026
Reuters — Petrolio e Medio Oriente, 18 settembre 2026


